venerdì 20 aprile 2012

"eau de livre"

Udite, udite!

Ho appena letto una notizia davvero interessante: il maestro dei profumi tedesco Geza Schoen, ha sperimentato in laboratorio la prima essenza al mondo che riproduce il profumo delle pagine dei libri: Paper Passion.
Il pofumo è stato presentato alla fiera del design a Milano: il flaconcino rosso è incastonato in un libro dalla copertina bianca, dietro 32 pagine stampate. Il design del packaging e la prefazione sono da guru della moda Karl Lagerfeld, che ammette di essere un patito della carta. La scrittore Guenter Grass contribuisce con un poemetto chiamato "segni di profumo".
Ma dietro all'insolito progetto c'è l'editore Gerhard Steidl, che si è fatto un nome pubblicando libri fotografici. Per il sessantunenne fare libri  è un'esperienza sensuale: "L'odore di un libro fresco seduce  e inebria".
Decine di libri, carte, inchiostri e colori sono stati inviati dall'editore Steidl al profumiere di Berlino Geza perché si ispirasse. Intendiamoci, si tratta dell'odore di prodotti di stampa nuove, non quello di muffa dei vecchi libri. "Mi ci sono voluti 17 tentativi, perchè la base del profumo diventasse relativamente stabile", dice il quaratetrenne che crea fragranze innovative per l'icona pop Madonna e la stella del calcio Lionel Messi.

Il profumiere avrebbe preferito l'odore della carta grezza con note chimico-legnose, ma su richiesta dei suoi clienti, ha realizzato "Paper Passion" con sentori di muschio e osmanto portatile. "Profuma ancora come un libro grezzo", spiega.


Non ci resta che... provare per credere!!!

domenica 8 gennaio 2012

La donna ideale

Ieri sera, invece di arrendermi alla movida barcelonesa sono rimasta a casa. Il giorno era tascorso lento e sonnecchioso, tra una revisione di traduzione e una ripassata di catalano. Allora, per chiudere in bellezza questo sabato casalingo, ho deciso di vedere un film che mi era stato suggerito già tempo e che da troppo mi ripromettevo di vedere: Lars e una ragazza tutta sua. Devo dire che è stata davvero un'ottima idea. Sappiamo bene quanto sia abusato il tema amoroso nella storia del cinema, ma qui ci troviamo di fronte ad piccolo capolavoro. La storia è semplice ma molto originale e ogni tanto è bello vedere un film a basso costo ma di gran qualità. Davvero strepitoso il protagonista Ryan Gosling, non a caso segnalato come miglior attore del 2011. Lasciatevi catturare.

lunedì 2 gennaio 2012

Buone letture 2012




"I libri hanno gli stessi nemici degli uomini: il fuoco, l'umido, le bestie, il tempo ed il loro stesso contenuto".  (Paul Valéry)

domenica 18 dicembre 2011

Deserto

"Com li podria explicar, sense ofendre'l i amb les poques paraules que sé en francès, que el seu bonic pais no és altra cosa que un desert per a nosaltres, els refugiats, un desert que hem de travessar per arribar al que anomenen «integració», «assimilació»?



Come faccio a spiegargli, senza offenderlo e con le poche parole che conosco in francese, che il suo paese non è altro che un deserto per noi rifugiati, un deserto che dobbiamo attraversare per arrivare alla cosiddetta «integrazione», «assimilazione»?

[A. Kristof]



venerdì 16 dicembre 2011

Bansky is back, again!

Di lui sappaimo solo che è nato a Bristol, che esordisce a Londra nel 2000 raffigurando gli ormai celebri "topi teppisti". I suoi stencil in pittura nera impiegheranno poco ad invadere i muri scrostati della città. I personaggi che vi sono raffigurati – poliziotti londinesi omosessuali, ragazzi col volto nascosto che lanciano fiori come se fossero molotov – destano ancora sentimenti opposti: molti li amano profondamente altri li odiano, irrimediabilmente. 
Si è intrufolato nei musei, negli zoo, nelle gallerie e nei negozi di tutto il mondo, divetando l’indiscusso re della guerrilla art: un manifesto esplicito, un'aspra provocazione nei confronti dell’establishment, del potere, della guerra e del consumismo. Oggi Banksy non è solo un fenomeno di costume, ma la sua imponente presenza sulla scena internazionale ha costretto il mondo dell’arte a fare i conti con il suo linguaggio. Ecco un video che celebra questo geniale interprete figurativo del nostro mondo:
 



lunedì 12 dicembre 2011

Strenne di Natale #1: la pop-up mania

I pop-up – per chi ancora non li conoscesse – sono libri tridimensionali, animati, mobili, pieghevoli, che combinano e trasformano immagini con altri elementi di diverso tipo come cerchi rotanti, linguette, effetti in rilievo e in movimento. Incuriosiscono sorprendono ed entusiasmano i più piccoli e intrigano e conquistano anche i grandi.

La casa editrice spagnola Combel propone la "bibbia" di quest'arte: Los elementos del pop up di David A. Carter "un autentico ingegnere della carta". Il libro spiega, passo dopo passo, gli elementi che intervengono nella creazione di un pop-up. La vera sfida di questa tecnica è saper lavorare su due pagine, essere precisi nel tagliare e nell'incollare la propria creazione continuando a provare fino ad ottenere il risultado ottimale.
Ecco un piccolo assaggio di questa "scoppiettante" tecnica:




MaRianna

lunedì 28 novembre 2011

letture per sonni tranquilli

Molti conosceranno il favoloso libro di Maurice Sendak "Nel Paese delle creature selvagge". Stasera, per puro caso, ho trovato una deliziosa stop-motion casalinga, con lettura in spagnolo.
Ve la propongo perché (ri)trovare la buona abitudine di raccontarci – o farci raccontare – una storia prima di andare a dormire: concilierà il sonno e sarà di buon auspicio per un buon risveglio!


venerdì 21 gennaio 2011

8 monologhi di Stefano Benni

Il 26 gennaio arriva in libreria il nuovo libro di Stefano Benni: Le Beatrici (pp. 80, € 8 edito da La Feltrinelli), otto monologhi scritti per giovani attrici, intercalati da poesie dedicate all’amore. Ritratti di donne, come se le immagina l’autore: per prima, appunto, la Beatrice di Dante. E poi una adolescente crudele, una manager in carriera, una vecchia bisbetica, una suora.
«La molla per Le Beatrici non è scattata con i libri, ma a teatro. Ho visto tante attrici giovani di talento, e mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per loro. Ci ho provato» afferma Benni.


Giovanna Zucconi l'ha intervistato per il settimale de La Stampa TuttoLibri, ecco alcune domande:

Ma esistono libri talmente piatti, opachi, che nessun lettore può trasformarli?
«No. Credo che anche il libro più brutto e mal scritto, abbia sempre un lettore che lo amerà. Come nella vita, tutti possono innamorarsi di una megera e di un cretino. Se poi pensiamo alla politica...»

Se è un istinto, non si può insegnare a leggere?
«Non so se si possa insegnare a leggere. Il talento è unicità. Se a scuola ci sono trenta alunni, non voglio che scrivano nello stesso modo,ma in modo diverso e speciale. Il talento va stimolato, incoraggiato, corretto. Forse questo è insegnare, ma preferisco la parola contagiare. Di una bellissima malattia»

Cos’è più fastidioso, la retorica sulla lettura o il catastrofismo sulla fine del libro e della lettura?
«Entrambi micidiali, annoiano tutti e due. Il libro è morto, dice il critico, poi ne scrive tre di fila».


Se vi interessa leggere tutta l'intervista la potete scaricare da questo link:

http://www3.lastampa.it/tuttolibri/sezioni/edicola/articolo/lstp/49331/

venerdì 31 dicembre 2010

Francobolli animati



Il servizio postale statunitense rende omaggio alla compagnia che ha reinventato il genere animazione, dimostrando che la qualità paga: la Pixar.

Saranno messi in vendita il 19 agosto (stessa data dell'uscita del sequel di Cars, Cars2) in una confezione da 5 francobolli ciascuno, raffiguranti alcuni dei protagonisti dei capolavori della fortunata compagnia di San Francisco, si tratta di Cars, Ratatouille, Wall-E, Up e Toy Story.

giovedì 2 dicembre 2010

vocaboli


Le parole sono punte di iceberg: sotto di loro ci sono grammatica e sintassi, complessi sistemi di regole che, fondandole, commerciano segretamente col potere.
Ma chi scava oggi la montagna di ghiaccio?

lunedì 2 agosto 2010

John R Cash: a man in black



"Alla fine sono le storie che restano, non i fatti. E le storie vanno raccontate”

Reinhard Kleist, Cash. I see the darkness, (Black Velvet Editrice, 2007; pp. 222)

lunedì 5 luglio 2010

Preti e mafiosi: la strana coppia.

Ieri sera presso la Casetta Rossa della Garbatella (Roma) ho assistito alla presentazione del libro di Isaia Sales I preti e i mafiosi (Baldini Castoldi e Dalai).
Il libro affronta un tema scottante: quello delle responsabilità della Chiesa cattolica e dei suoi esponenti, nell’affermazione delle organizzazioni mafiose. Il libro prende le mosse da una serie di domande: come si spiega che nelle quattro «cattolicissime» regioni meridionali si siano sviluppate alcune delle organizzazioni criminali più spietate e potenti al mondo? Come spiegare che la maggioranza degli affiliati a queste bande di assassini si dichiarino cattolici osservanti? Che rapporto c’è tra cultura mafiosa e cultura cattolica? E perché questo rapporto non è stato mai indagato in sede storica e, invece, è sempre smentito o sottovalutato?
Sales cerca di rispondere a ciascuna domanda nel suo libro, affermando che senza il sostegno culturale della Chiesa le mafie non si sarebbero potute radicare così profondamente nel Sud del nostro Paese. Il successo di queste organizzazioni criminali rappresenta dunque un insuccesso della Chiesa cattolica ma, al tempo stesso, senza una Chiesa realmente e cristianamente antimafiosa la lotta per la sconfitta definitiva delle mafie sarà ancora lunga. Le mafie in Italia esistono da duecento anni ma se non sono state ancora sconfitte vuol dire che i motivi del loro «successo» non sono stati completamente individuati. Oggi il silenzio della Chiesa è stato in parte interrotto, ma moltissimi preti continuano a tacere o a essere indifferenti al tema.

MaR°aNNa

venerdì 2 luglio 2010



"Capita spesso che non facciamo le domande perché non saremmo ancora pronti per udire le risposte, o semplicemente perché ne avremmo paura. E quando troviamo il coraggio di formularle, non è raro che non ci rispondano."



José Saramago

(Azinhaga, 16 novembre 1922 – Tìas, 18 giugno 2010)





"In cinquant'anni molte cose sono profondamente cambiate, la poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti, quello di disegnare il profilo ideologico di un'epoca. L'ideologia non è una professione di fede, è una visione del mondo che, con il mondo, quindi cambia. Prendiamo ad esempio il concetto di bello: il suo valore è tra i più instabili della storia dell'umanità."



Edoardo Sanguineti

(Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010)
Ai giovani


Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.





Alda Merini

(Milano, 21 marzo 1931
– Milano, 1 novembre 2009)

mercoledì 30 giugno 2010

Le dodici visionarie parodie di Saunders

Consacrato come uno dei migliori autori di short stories degli Stati Uniti di oggi, George Saunders torna con i dodici racconti di Nel paese della persuasione (minimumfax, trad. di Cristiana Mennella, pp. 228, e 15) per dimostrare il suo talento di scrittore comico e visionario, ma anche profondamente e seriamente critico rispetto alla società contemporanea.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta è una fantasia allucinata che ha come protagonista un orso polare, stanco di recitare la stessa scena in una pubblicità in cui viene preso ad accettate in testa. Il mondo di Saunders è una realtà deformata in cui le normali esperienze umane diventano piccoli incubi prodotti dalla burocrazia e dal mercato globale; e viceversa personaggi di soap-opera, sacchetti di patatine e scimpanzé da laboratorio acquistano una vita interiore tutta loro. Questi magnifici racconti partono dal presupposto che tutto è in vendita, tutto è scellerato perciò adatto all'attuale cultura del consumismo, ma la maestrìa dell'autore sta proprio nella sua capacità di farle il verso in piccole parodie che oscillano tra la satira più caustica e una sorta di strana tenerezza.

MaRiaNN°na

mercoledì 7 aprile 2010

50 anni di Doc Martens

Dalle ribellioni punk degli anni Settanta alle passarelle dell'alta moda.

Dr. Martens è un marchio di calzature, anfibi soprattutto, prodotte dalla R. Griggs & Co. di Wollaston, in Inghilterra. Oltre alla particolare foggia, quello che le caratterizza, è la suola con cuscinetto d'aria brevettata dal medico tedesco Klaus Maertens, per una scarpa ortopedica a seguito di un incidente ad un piede, durante la Seconda guerra mondiale.
I primi ad indossarle furono i soldati, poi i lavoratori, gli operai e i postini. Arrivarono persino ai piedi dei poliziotti, costretti ad annerire le inimitabili cuciture gialle. Gli anfibi diventarono il simbolo di orgogliosa appartenenza alla classe lavoratrice.

Il vero boom venne con l'esplosione delle sottoculture, primi su tutti gli Skinheads, ma a anche mods, punks e "boot boys", ovvero i ribelli dediti solo a pub e stadio. La spinta decisiva per la loro diffusione la ricevono da Pete Townshend degli Who il frontaman della band culto dei modernisti in parka verde e lambretta fa diventare gli anfibi un simbolo. I modelli si moltiplicano. Si passa dai tre bottoni ai ben più impegnativi dieci bottoni. Il mito cresce con l'affacciarsi sulla scena degli skins. Nati dalla costola più "dura" dei mods, le teste rasate vedono in quegli anfibi la summa delle loro caratteristiche: sono resistenti, spartani, con pochi fronzoli, pratici. Comodi al lavoro e utili in caso di rissa. Da quel momento il binomio skins-dr martens diventa indissolubile e prosegue fino ai giorni nostri. Moltissime foto d’epoca ritraggono centinaia di teste rasate con gli anfibi in bella mostra. La santificazione arriva sul finire degli anni Sessanta, quando la band skinhead Reaggae Symarip incide Skinhead Moonstom. Note che parlano del modo di camminare (moonstomp) tipico degli skins che indossano Dr. Martens e che, per via dei cuscinetti d'aria, sembrano "camminare sulla luna".

La politica complica le cose nei primi anni Ottanta, quando un'ondata xenofoba investe l'Inghilterra trasformando moltissimi skins in militanti delle organizzazioni di estrema destra. Nessuno ha intenzione di rinunciare alle Dr. Martens ed ecco spuntare il modo per distinguersi: lacci bianchi per chi si schiera a destra, lacci rossi per chi si schiera a sinistra. ci si mette di mezzo anche lo stadio, almeno fino alla metà degli anni Ottanta (quando subirono l'avvento del movimento casual e delle sue scarpe da tennis) i Dr. Martens sulle gradinate la fanno da padroni. Troppo per la polizia che perde la pazienza a causa dei notevoli danni che quelle suole facevano durante le risse. La soluzione? Prima di entrare allo stadio, via i lacci, così da rendere innocuo l'anfibio. Ma questo non basta a spezzare il legame, basta ricordare che una tribuna di Upton Park, lo stadio del West Ham, è chiamata proprio Dr. Martens Stand.

Purtroppo i tempi cambiano e quello che era un simbolo di rivolta, antagonismo e ribellione ha visto aprirsi le porte dello showbitz e del glamour. Adesso, l'anfibio che consumava le piovose strade inglesi, calca le passerelle di Hollywood. Chiunque può averlo ai piedi: dall'avvocato in libera uscita, alla velina alla ricerca del guizzo modaiolo.
Ma chi alle tradizioni ci tiene sa che "più di ogni altra cosa nella testa resta il suono. Quel sordo e attutito contatto con il terreno. Che annunciava la presenza del simbolo, trasversale, di tutte le sottoculture nate in riva al Tamigi e diffuse nel resto del mondo."
Tanti auguri Dr. Martens. Quei cinquant'anni tra le pieghe del
cuoio e le suole di gomma si vedono poco. Lo stile è rimasto, nonostante gli anni.



MaR°annina

martedì 23 marzo 2010

Tessuti nel suono


I "soundsuits" – letteralmente vestiti sonori – sono le curiose, singolari e coloratissime creazioni di Nick Cave, un artista di origini afroamericane, professore all’Istituto d’arte di Chicago ed esperto di moda (non il Nick Cave della musica, per interderci).
Cave, crea questi singolari abiti, assemblando di tutto: dai giocattoli vintage al peluche, dai vecchi bottoni ai rami d'albero. Le sue creazioni sono lontane dalla musica e dall'universo del suo omonimo, ma ugualmente degne di interesse per l'originalità e il fascino.


Soundsuits in mostra al Fowler Museum di Los Angeles, January 10, 2010 to May 30, 2010.






MaR°aNNina

sabato 5 dicembre 2009

Tim Burton si mette in mostra al MoMA

Si chiama semplicemente Tim Burton la retrospettiva interamente dedicata al famoso regista americano che il MoMA – Museum of Modern Art di New York ospita dal 22 novembre 2009 al 26 aprile 2010. Circa 700 pezzi tra disegni inediti, dipinti, storyboards, fotografie, pupazzi e costumi che ripercorrono l’intera carriera artistica del cineasta. Un percorso bio-grafico che comincia dai primi film amatoriali di quando era studente a Burbank (California) alle illustrazioni nate al California Institute of The Arts, dai costumi di scena (Edward Mani di Forbice, Il mistero di Sleepy Hollow e Batman Returns) ai pupazzi di Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere. L’enorme selezione di oggetti d’arte ed oggetti di scena proviene direttamente dalla collezione privata del regista e da quella dei suoi numerosi collaboratori altrimenti i cinici Cupido dalle frecce acuminate, calderoni neri, ragazze blu, bambini ostrica, strane creature notturne, rami secchi e mulini a vento, disegni, schizzi, polaroid giganti e i progetti mai realizzati sarebbero ancora sepolti in soffitta visto che neppure il regista se ne ricordava più. Artista, illustratore, scrittore e immenso sognatore, maestro capace di animare gli incubi e di tessere con dolcezza recondite paure, Tim Burton è riuscitoa creare, mescolando diverse correnti artistiche un genere esclusivo, senza precedenti che ha influenzato un’intera generazione di giovani artisti, registi e perfino grafici.
Nel corso dei cinque mesi della mostra saranno proiettati i 14 film del cineasta perché come sostiene il curatore, Ron Magliozzi, non esiste un altro filmmaker vivente e di analogo talento, che abbia un archivio così prezioso dal punto di vita artistico. Vale la pena immergersi nel mondo onirico del genio californiano, per ammirare la realizzazione delle fiabe moderne con cui ha incantato e turbato ognuno di noi.


MaR°ann°na

venerdì 23 ottobre 2009

Illusioni ottiche "artistiche"

Tim Noble and Sue Webster sono un duo di artisti inglesi, tra i più elogiati della loro generazione, che lavora e vive insieme a Londra. Creano queste incredibili sculture d’ombra puntando una luce (quella delle lampadine delle vecchie insegne della metropolitana) contro un ammasso di oggetti di metallo e spazzatura, che raccolgono nelle strade della city.
L’ombra proiettata dalla forma, apparentemente priva di logica, dell’installazione ritrae soggetti completamente differenti, spesso autoritratti della coppia stessa, che evoca sogni romantici per trascendere lo squallore e la desolazione di alcune strade del Regno Unito, non ancora raggiunte dalla prosperità. In questa maniera la coppia di artisti lancia messaggi di denuncia contro il consumismo eccessivo e la caducità dell'uomo moderno.

MaR°ann°na