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lunedì 2 agosto 2010
John R Cash: a man in black
"Alla fine sono le storie che restano, non i fatti. E le storie vanno raccontate”
Reinhard Kleist, Cash. I see the darkness, (Black Velvet Editrice, 2007; pp. 222)
mercoledì 7 aprile 2010
50 anni di Doc Martens
Dalle ribellioni punk degli anni Settanta alle passarelle dell'alta moda.
Dr. Martens è un marchio di calzature, anfibi soprattutto, prodotte dalla R. Griggs & Co. di Wollaston, in Inghilterra. Oltre alla particolare foggia, quello che le caratterizza, è la suola con cuscinetto d'aria brevettata dal medico tedesco Klaus Maertens, per una scarpa ortopedica a seguito di un incidente ad un piede, durante la Seconda guerra mondiale.I primi ad indossarle furono i soldati, poi i lavoratori, gli operai e i postini. Arrivarono persino ai piedi dei poliziotti, costretti ad annerire le inimitabili cuciture gialle. Gli anfibi diventarono il simbolo di orgogliosa appartenenza alla classe lavoratrice.
Il vero boom venne con l'esplosione delle sottoculture, primi su tutti gli Skinheads, ma a anche mods, punks e "bo
ot boys", ovvero i ribelli dediti solo a pub e stadio. La spinta decisiva per la loro diffusione la ricevono da Pete Townshend degli Who il frontaman della band culto dei modernisti in parka verde e lambretta fa diventare gli anfibi un simbolo. I modelli si moltiplicano. Si passa dai tre bottoni ai ben più impegnativi dieci bottoni. Il mito cresce con l'affacciarsi sulla scena degli skins. Nati dalla costola più "dura" dei mods, le teste rasate vedono in quegli anfibi la summa delle loro caratteristiche: sono resistenti, spartani, con pochi fronzoli, pratici. Comodi al lavoro e utili in caso di rissa. Da quel momento il binomio skins-dr martens diventa indissolubile e prosegue fino ai giorni nostri. Moltissime foto d’epoca ritraggono centinaia di teste rasate con gli anfibi in bella mostra. La santificazione arriva sul finire degli anni Sessanta, quando la band skinhead Reaggae Symarip incide Skinhead Moonstom. Note che parlano del modo di camminare (moonstomp) tipico degli skins che indossano Dr. Martens e che, per via dei cuscinetti d'aria, sembrano "camminare sulla luna".
La politica complica le cose nei primi anni Ottanta, quando un'ondata xenofoba investe l'Inghilterra trasformando moltissimi skins in militanti delle organizzazioni di estrema destra. Nessuno ha intenzione di rinunciare alle Dr. Martens ed ecco spuntare il modo per distinguersi: lacci bianchi per chi si schiera a destra, lacci rossi per chi si schiera a sinistra. ci si mette di mezzo anche lo stadio, almeno fino alla metà degli anni Ottanta (quando subirono l'avvento del movimento casual e delle sue scarpe da tennis) i Dr. Martens sulle gradinate la fanno da padroni. Troppo per la polizia che perde la pazienza a causa dei notevoli danni che quelle suole facevano durante le risse. La soluzione? Prima di entrare allo stadio, via i lacci, così da rendere innocuo l'anfibio. Ma questo non basta a spezzare il legame, basta ricordare che una tribuna di Upton Park, lo stadio del West Ham, è chiamata proprio Dr. Martens Stand.Purtroppo i tempi cambiano e quello che era un simbolo di rivolta, antagonismo e ribellione ha visto aprirsi le porte dello
showbitz e del glamour. Adesso, l'anfibio che consumava le piovose strade inglesi, calca le passerelle di Hollywood. Chiunque può averlo ai piedi: dall'avvocato in libera uscita, alla velina alla ricerca del guizzo modaiolo.Ma chi alle tradizioni ci tiene sa che "più di ogni altra cosa nella testa resta il suono. Quel sordo e attutito contatto con il terreno. Che annunciava la presenza del simbolo, trasversale, di tutte le sottoculture nate in riva al Tamigi e diffuse nel resto del mondo."
Tanti auguri Dr. Martens. Quei cinquant'anni tra le pieghe del cuoio e le suole di gomma si vedono poco. Lo stile è rimasto, nonostante gli anni.
MaR°annina
domenica 3 maggio 2009
Addio a Boal il creatore del Teatro degli Oppressi
Il famoso regista teatrale, drammaturgo e saggista brasiliano Augusto Boal, dopo una lunga malattia, è morto oggi, all’età di 78 anni, in ospedale a Rio de Janeiro. Gli storici del teatro lo ricorderanno per aver fondato, negli anni sessanta, il Teatro dell'oppresso (TdO), all’epoca ricopriva il ruolo di direttore del Teatro Arena di Saõ Paulo, prima di esiliarsi spontaneamente in Francia a causa del suo impegno politico negli anni della dittatura militare.Il TdO usa il teatro per far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita. Basandosi su una precisa presa di posizione a favore degli "oppressi" (in particolare della cultura contadina) e, parallelamente a Paulo Freire, su un lavoro di coscientizzazione, questo metodo serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Dall'influenza del pensiero di Freire il TdO prende in prestito l'atteggiamento non indottrinante ma maieutico: non dà risposte ma pone domande e crea contesti utili per la ricerca collettiva di soluzioni. Pur toccando aspetti personali ed emotivi, il TdO non si pone come terapia, ma come strumento di "liberazione" collettiva che poggia sulla presa di coscienza autonoma delle persone, sullo "specchio multiplo dello sguardo degli altri". Un aspetto peculiare del TdO resta comunque il lavoro sul “corpo che pensa", ovvero una concezione dell'essere umano come globalità di corpo, mente ed emozione dove l'apprendimento/cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione. Per raggiungere questo obbiettivo, Boal elabora una serie di esercizi e giochi (teatro giornale, teatro forum, teatro immagine, teatro invisibile, il Flic-dans-la-tete “Poliziotto nella testa”) che, de-professionalizzano, a livelli diversi, il teatro e rompono la barriera attore-spettatore, in modo da sciogliere le "meccanizzazioni" del nostro corpo/mente/emozione, cristallizzate nella cosiddetta "maschera sociale. Fulcro del metodo sono l'analisi e la trasformazione, da parte del gruppo, delle situazioni oppressive, di disagio e conflittuali della vita quotidiana al fine di cercare soluzioni da mettere in pratica, seppure in uno scenario teatrale. L'ipotesi è che la "recita" di una soluzione possa stimolare ad agire anche nella vita quotidiana. Il conflitto viene così valorizzato perché permette all'oppresso di liberarsi dall'oppressione.
L'ultima tappa del TdO risale a quella del Teatro-Legislativo, esperienza inizialmente svolta a Rio de Janeiro dal 1993 al 1996 dove Boal, eletto deputato della Camera dei Vereadores - una sorta di consigliere comunale - per il Partito dos Trabalhadores, ha coordinato un progetto tramite cui gruppi sociali organizzati (donne, senza terra, disoccupati, etc.) potevano esprimere i loro bisogni col teatro, traducendoli poi in proposte di legge discusse alla Camera e viceversa. Lo stesso progetto venne usato, inoltre, per rafforzare con azioni del Teatro-Invisibile che mettevano in luce le inadempienze di leggi già presenti ma non rispettate, esperienza questa, nominata dallo stesso Boal "democrazia transitiva" perché in grado di connettere maggiormente il legiferare e le Istituzioni con i bisogni chiave dei cittadini organizzati, che venne proposta anche in diverse città europee. Oggi il TdO e' diffuso in tutto il mondo, con un centro storico a Rio (Centro do Teatro do Oprimido) e a Parigi (Centre du Theatre de l'Opprimè); e svariati gruppi e centri che hanno elaborato visioni particolari del metodo in diversi altri paesi dove svolgono attività formative. Negli anni Settanta il cantautore Chico Buarque, anche lui in esilio, compose la canzone in forma di lettera "Meu caro amigo" proprio in omaggio a Boal.
domenica 2 novembre 2008
Sua Irriverenza Leo Bassi
E subito dopo aver trovato un posticino libero in ultima fila ed aver preso posto, fosse calato il silenzio in sala perchè una voce annunciasse l’arrivo in scena di sua Santità Benedetto XVI accolto, chiaramente, da fragorosi applausi, il quale inizi dichiarando di voler essere sincero al 100x100, ammettendo così la sua assoluta omosessualità (!). Il pubblico riderebbe a crepapelle mentre il Santissimo è intento a spiegare ai fedeli presenti in sala, la sua intenzione di correre ai ripari per rientrare dalla crisi religiosa che stiamo vivendo ormai da anni e cercare di riconquistare i suoi fedeli più giovani. A questo proposito si era ripromesso di distribuire preservativi, adottare musica da discoteca e luci psichedeliche durante le funzioni ecclesiastiche.
Teatro surrealista?!?No questo è lo spettacolo “Rivelazione” di Leo Bassi, costatogli lo scoppio di una bomba davanti al suo camerino nel teatro Alfil di Madrid da parte dell’estrema destra cattolica.
L’uomo ha messo così in piedi uno spettacolo per rivendicare il suo ateismo e convincere fedeli, e non, della non esistenza divina.
Questo giullare, figlio da sei generazioni di artisti del circo, ci spiega che secondo la teoria di suo padre la chiesa faccia concorrenza al circo visto che entrambe pretendano di vendere “miracoli”. I veri miracoli, però, li fa il sudore umano, la volontà e la passione dell’uomo, imperfetto per natura perché bisognoso di crescere e conoscere e non a immagine e somiglianza di un dio che, come contemplano le stesse scritture, sia un “ser todopoderoso” (essere onnipotente in spagnolo).
L’italo americano, classe 1952, afferma "La mia è l'antica voce del buffone e del clown. Contro il potere senza volto di un mondo guidato dal denaro e dall'apparenza, il sorriso incorruttibile di noi giullari è un rifugio sicuro e salutare".
Se siete interessati lo spettacolo fa tappa in Italia il 20 Diciembre 2008 a Genova.
Canzone consigliata "In cattività" EPO
MaR°aNN°nA
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