sabato 17 gennaio 2009

Comunquemente...


Un paio di giorni fa in occasione del 10° anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè, un noto programma della fascia serale della terza rete, celebrava l’evento accogliendo sul palco numerosi ospiti che rivisitavano le celebri composizioni del cantautore, poeta ed intellettuale: un uomo che si è mosso, come egli stesso diceva, “in direzione ostinata e contraria”.
A susseguirsi sul palco c’erano diverse vecchie leve, se cosi si possono definire Lucio Dalla, Gianna Nannini, Eugenio Finardi e Roberto Vecchioni, per citarne solo alcuni.
Non vi scrivo per commentare le loro performance ma piuttosto per porre un altro quesito: dove sono finite le giovani promesse? Gli esordienti o le novità che dir si voglia?
Qualcuno potrebbe rispondermi, in maniera provocatoria, che sono impegnate a gareggiare nel redivivo contenitore musicale di XFactor!!
E allora io rattristita non posso che scuotere la testa e chiedermi se ormai siano queste le sorti che l’Italia offra alla musica?!?!?


MaR°aNN°nA

venerdì 5 dicembre 2008

Resistenzialismo

Lo straniero è un romanzo di Albert Camus, scrittore e filosofo francese, anno 1942 per Gallimard, affronta tematiche che molti critici considerano esistenzialiste, qauli l'assuridità della vita e l'indifferenza del mondo.


"Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora".

citazione

MaR°aNN°nA

martedì 25 novembre 2008

Breve storia zen


C'era una volta un vecchio fattore che aveva una cavalla. Un giorno la cavalla riuscì a saltare il recinto e andò via correndo. Dopo essere accorsi, i suoi vicini gli dissero: "Come farai, adesso a seminare per il raccolto, senza cavalla? Che sfortuna!"
"Sfotuna o fortuna? Chi puo saperlo?" rispose il fattore.
Una settimana dopo, la cavalla ritornò alla fattoria insieme a due stalloni: "Adesso con tre cavalli, sì che sei ricco!!" gli dissero i suoi vicini "Che fortuna!".
"Fortuna o sfortuna? Chi puo saperlo?" rispose il fattore.
Quello stesso pomeriggio uno dei sue stalloni ruppe una gamba al figlio del fattore mentre cercava di domarlo: "Adesso non hai più chi ti aiuterà nel campo..." gli dissero i suoi vicini "Che sfortuna!".
"Sfortuna o fortuna? Chi puo saperlo?" rispose il fattore.
Il giorno dopo i soldati dell'imperatore arrivarono in città per arruolare i primogeniti maschi di tutte le famiglie, avendo la gamba rotta, il figlio del fattore fu il solo a rimanere a casa.
" Tuo figlio è l'unico primogenito di tutta la provincia che non si è separato dalla sua famiglia..." -gli dissero i vicini- "Che fortuna hai!!..."

MaR°aNn°nA

martedì 11 novembre 2008

Si è spenta la voce di Mama Afrika

Il vero nome di Miriam Makeba (meglio nota come Mama Afrika) era Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi si perché in Sudafrica, dove la cantante venne alla luce nel 1932, i nascituri prendono il nome di tutti i propri antenati maschi, spesso il primo nome è seguito da una o due parole, che dicono qualcosa del carattere della persona; questo fa si che un vero nome africano sia una specie di storia.
La sua personale l'aveva resa famosa a livello mondiale, non solo come cantante, ma soprattutto per essersi battuta contro il regime dell'apartheid che aveva dilaniato il suo Paese, diventando per questa ragione delegata delle Nazioni Unite. Questo suo impegno contro la segregazione razziale le era costato una dura reazione del governo sudafricano che nel 1963 (in pieno regime di apartheid) l'aveva costretta all'esilio ed aveva messo al bando tutti i suoi dischi. Per rimettere piede nella su madre patria, Miriam Makeba ha dovuto aspettare quasi 30 anni: soltanto nel 1990, infatti, Nelson Mandela riuscì a convincerla a tornare nella terra dove era nata (sua madre era di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa).
Aveva vissuto prima in Europa e poi negli Stati Uniti, proprio in quella lunga fase della sua vita, espresse il meglio di sé nel campo artistico. Negli Stati Uniti d’America la cantante incide le sue canzoni più conosciute: Pata Pata, The Click Song e Malaika.Nel 1968 si sposa con Stokely Carmichael, un attivista per i diritti civili, scatenando grandi polemiche negli Stati Uniti e rallentando notevolmente la sua carriera. Nel 1973 si separa dal marito con il quale si era trasferita in Guinea e quasi dieci anni dopo, nel 1985, dopo la morte della sua unica figlia, Bongi, torna a vivere in Europa. Nel 2005 decide di dire addio alla scena e allestisce un memorabile tour, che tocca tutti i Paesi del mondo nei quali si era esibita.
Domenica scorsa mentre a Sevilla andava in scena in prima nazionale “Gomorra” di Matteo Garrone, accolto calorosamente da un pubblico spagnolo che all’uscita dalla sala sembra stordito da tanta cruda verità, a Castel Volturno davano l’addio definitivo alla cantante che aveva voluto partecipare a tutti i costi, nonostante le non brillanti condizioni di salute, al concerto anticamorra a sostegno di Saviano, e che colta da un malore non è nemmeno riuscita ad arrivare all’ospedale più vicino.
Il pubblico accorso per testimoniare il proprio impegno civile, le ha riservato l'ultimo, indimenticabile applauso. Aveva speso tutta la sua vita per l'impegno civile ed è morta proprio nel luogo-simbolo della lotta alla criminalità ed alla sopraffazione.

MaR°aNN°nA

domenica 2 novembre 2008

Sua Irriverenza Leo Bassi


Immaginate per un attimo di entrare in una sala gremita di gente (la TNT a Sevilla), dopo aver fatto una lunga fila per prendere il biglietto, di essere lì dentro e di dovervi districare tra i piedi delle persone già comodamente sedute e quelle ancora in piedi che si guardano intorno per scovare un posto ancora libero.
E subito dopo aver trovato un posticino libero in ultima fila ed aver preso posto, fosse calato il silenzio in sala perchè una voce annunciasse l’arrivo in scena di sua Santità Benedetto XVI accolto, chiaramente, da fragorosi applausi, il quale inizi dichiarando di voler essere sincero al 100x100, ammettendo così la sua assoluta omosessualità (!). Il pubblico riderebbe a crepapelle mentre il Santissimo è intento a spiegare ai fedeli presenti in sala, la sua intenzione di correre ai ripari per rientrare dalla crisi religiosa che stiamo vivendo ormai da anni e cercare di riconquistare i suoi fedeli più giovani. A questo proposito si era ripromesso di distribuire preservativi, adottare musica da discoteca e luci psichedeliche durante le funzioni ecclesiastiche.
Teatro surrealista?!?
No questo è lo spettacolo “Rivelazione” di Leo Bassi, costatogli lo scoppio di una bomba davanti al suo camerino nel teatro Alfil di Madrid da parte dell’estrema destra cattolica.
L’uomo ha messo così in piedi uno spettacolo per rivendicare il suo ateismo e convincere fedeli, e non, della non esistenza divina.
Questo giullare, figlio da sei generazioni di artisti del circo, ci spiega che secondo la teoria di suo padre la chiesa faccia concorrenza al circo visto che entrambe pretendano di vendere “miracoli”. I veri miracoli, però, li fa il sudore umano, la volontà e la passione dell’uomo, imperfetto per natura perché bisognoso di crescere e conoscere e non a immagine e somiglianza di un dio che, come contemplano le stesse scritture, sia un “ser todopoderoso” (essere onnipotente in spagnolo).
L’italo americano, classe 1952, afferma "La mia è l'antica voce del buffone e del clown. Contro il potere senza volto di un mondo guidato dal denaro e dall'apparenza, il sorriso incorruttibile di noi giullari è un rifugio sicuro e salutare".

Se siete interessati lo spettacolo fa tappa in Italia il 20 Diciembre 2008 a Genova.


Canzone consigliata "In cattività" EPO

MaR°aNN°nA

domenica 26 ottobre 2008

Un giorno a Cordova




"avete distrutto un monumento unico al mondo per far spazio ad uno visibile in diversi altri posti"





Così commenta J.B. Alderete l'inizio dei lavori di edificazione di una cattedrale nell'antica moschea di Cordoba.

MaR°aNN°nA

domenica 19 ottobre 2008

Conoscete gli Steppenwolves?


Gli Steppeulvene (The Steppenwolves)
sono un gruppo di musica psichedelica danese il cui cantante , Eik Skaløe, è considerato il capofila della della generazione beat.
Non ne avevo mai sentito parlare prima, non pensavo assolutamente che un paese così algido come quello danese avesse avuto una fase psichedelica, l'ho scoperto sabato mentre assistevo allo spettacolo "Itsi bitsi" dello storico gruppo Odin Teatret.
L'opera è il racconto autobiografico della protagonista l'attrice Iben Nagel Rasmussen, una donna arrivata al teatro dalla lotta politica per il pacifismo, dagli ideali della generazione dei «figli dei fiori», dall’esperienza delle droghe pesanti, da lunghe peregrinazioni in autostop in Marocco, Grecia, Italia e Spagna, dei vagabondaggi ribelli e delle visioni accese ed autodistruttive negli anni precedenti il 1966, quando entrò nell’Odin.
L’attrice rievoca apertamente un passato che a lungo era rimasto muto in lei, attraverso i suoi racconti e soprattutto le lettere e le poesie scritte per lei, fra il 1962 ed il '68 da Eik Skaløe che chiamava la sua amica con il nomignolo di «Itsi Bitsi»:

Itsi Bitsi vieni con me in Nepal.
La strada è fatta di suole di gomma
[…]
Lasciami navigare negli oceani dei tuoi occhi,
Lasciami raccogliere banane della tua isola

Le lettere e le poesie di Eik Skaløe sono scritte in una lingua accesa, con immagini sorprendenti e agglomerati poetici personalissimi, una lingua non lontana da quella che anche Iben usa quando parla della sua professione e delle sue visioni teatrali.
La protagonista afferma che per molti dei giovani in quegli anni prendere droghe era un gioco, significava aprire le porte della percezione o addirittura qualcuno azzardava che averebbe potuto conoscere Dio. Purtroppo proprio come dice l'attrice durante lo spettacolo, alcune porte si sono chiuse e qualcuno è rimasto chiuso fuori per sempre.
Di grande impatto anche il monologo della figlia muta di Mutter Courage (piéce teatrale di B.Brecht) che spiega come la donna sia riuscita una volta entrata a far parte della compagnia a sviluppare il suo proprio linguaggio a partire da quello gestuale e corporale, un momento davvero emozionante.