mercoledì 30 giugno 2010

Le dodici visionarie parodie di Saunders

Consacrato come uno dei migliori autori di short stories degli Stati Uniti di oggi, George Saunders torna con i dodici racconti di Nel paese della persuasione (minimumfax, trad. di Cristiana Mennella, pp. 228, e 15) per dimostrare il suo talento di scrittore comico e visionario, ma anche profondamente e seriamente critico rispetto alla società contemporanea.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta è una fantasia allucinata che ha come protagonista un orso polare, stanco di recitare la stessa scena in una pubblicità in cui viene preso ad accettate in testa. Il mondo di Saunders è una realtà deformata in cui le normali esperienze umane diventano piccoli incubi prodotti dalla burocrazia e dal mercato globale; e viceversa personaggi di soap-opera, sacchetti di patatine e scimpanzé da laboratorio acquistano una vita interiore tutta loro. Questi magnifici racconti partono dal presupposto che tutto è in vendita, tutto è scellerato perciò adatto all'attuale cultura del consumismo, ma la maestrìa dell'autore sta proprio nella sua capacità di farle il verso in piccole parodie che oscillano tra la satira più caustica e una sorta di strana tenerezza.

MaRiaNN°na

mercoledì 7 aprile 2010

50 anni di Doc Martens

Dalle ribellioni punk degli anni Settanta alle passarelle dell'alta moda.

Dr. Martens è un marchio di calzature, anfibi soprattutto, prodotte dalla R. Griggs & Co. di Wollaston, in Inghilterra. Oltre alla particolare foggia, quello che le caratterizza, è la suola con cuscinetto d'aria brevettata dal medico tedesco Klaus Maertens, per una scarpa ortopedica a seguito di un incidente ad un piede, durante la Seconda guerra mondiale.
I primi ad indossarle furono i soldati, poi i lavoratori, gli operai e i postini. Arrivarono persino ai piedi dei poliziotti, costretti ad annerire le inimitabili cuciture gialle. Gli anfibi diventarono il simbolo di orgogliosa appartenenza alla classe lavoratrice.

Il vero boom venne con l'esplosione delle sottoculture, primi su tutti gli Skinheads, ma a anche mods, punks e "boot boys", ovvero i ribelli dediti solo a pub e stadio. La spinta decisiva per la loro diffusione la ricevono da Pete Townshend degli Who il frontaman della band culto dei modernisti in parka verde e lambretta fa diventare gli anfibi un simbolo. I modelli si moltiplicano. Si passa dai tre bottoni ai ben più impegnativi dieci bottoni. Il mito cresce con l'affacciarsi sulla scena degli skins. Nati dalla costola più "dura" dei mods, le teste rasate vedono in quegli anfibi la summa delle loro caratteristiche: sono resistenti, spartani, con pochi fronzoli, pratici. Comodi al lavoro e utili in caso di rissa. Da quel momento il binomio skins-dr martens diventa indissolubile e prosegue fino ai giorni nostri. Moltissime foto d’epoca ritraggono centinaia di teste rasate con gli anfibi in bella mostra. La santificazione arriva sul finire degli anni Sessanta, quando la band skinhead Reaggae Symarip incide Skinhead Moonstom. Note che parlano del modo di camminare (moonstomp) tipico degli skins che indossano Dr. Martens e che, per via dei cuscinetti d'aria, sembrano "camminare sulla luna".

La politica complica le cose nei primi anni Ottanta, quando un'ondata xenofoba investe l'Inghilterra trasformando moltissimi skins in militanti delle organizzazioni di estrema destra. Nessuno ha intenzione di rinunciare alle Dr. Martens ed ecco spuntare il modo per distinguersi: lacci bianchi per chi si schiera a destra, lacci rossi per chi si schiera a sinistra. ci si mette di mezzo anche lo stadio, almeno fino alla metà degli anni Ottanta (quando subirono l'avvento del movimento casual e delle sue scarpe da tennis) i Dr. Martens sulle gradinate la fanno da padroni. Troppo per la polizia che perde la pazienza a causa dei notevoli danni che quelle suole facevano durante le risse. La soluzione? Prima di entrare allo stadio, via i lacci, così da rendere innocuo l'anfibio. Ma questo non basta a spezzare il legame, basta ricordare che una tribuna di Upton Park, lo stadio del West Ham, è chiamata proprio Dr. Martens Stand.

Purtroppo i tempi cambiano e quello che era un simbolo di rivolta, antagonismo e ribellione ha visto aprirsi le porte dello showbitz e del glamour. Adesso, l'anfibio che consumava le piovose strade inglesi, calca le passerelle di Hollywood. Chiunque può averlo ai piedi: dall'avvocato in libera uscita, alla velina alla ricerca del guizzo modaiolo.
Ma chi alle tradizioni ci tiene sa che "più di ogni altra cosa nella testa resta il suono. Quel sordo e attutito contatto con il terreno. Che annunciava la presenza del simbolo, trasversale, di tutte le sottoculture nate in riva al Tamigi e diffuse nel resto del mondo."
Tanti auguri Dr. Martens. Quei cinquant'anni tra le pieghe del
cuoio e le suole di gomma si vedono poco. Lo stile è rimasto, nonostante gli anni.



MaR°annina

martedì 23 marzo 2010

Tessuti nel suono


I "soundsuits" – letteralmente vestiti sonori – sono le curiose, singolari e coloratissime creazioni di Nick Cave, un artista di origini afroamericane, professore all’Istituto d’arte di Chicago ed esperto di moda (non il Nick Cave della musica, per interderci).
Cave, crea questi singolari abiti, assemblando di tutto: dai giocattoli vintage al peluche, dai vecchi bottoni ai rami d'albero. Le sue creazioni sono lontane dalla musica e dall'universo del suo omonimo, ma ugualmente degne di interesse per l'originalità e il fascino.


Soundsuits in mostra al Fowler Museum di Los Angeles, January 10, 2010 to May 30, 2010.






MaR°aNNina

sabato 5 dicembre 2009

Tim Burton si mette in mostra al MoMA

Si chiama semplicemente Tim Burton la retrospettiva interamente dedicata al famoso regista americano che il MoMA – Museum of Modern Art di New York ospita dal 22 novembre 2009 al 26 aprile 2010. Circa 700 pezzi tra disegni inediti, dipinti, storyboards, fotografie, pupazzi e costumi che ripercorrono l’intera carriera artistica del cineasta. Un percorso bio-grafico che comincia dai primi film amatoriali di quando era studente a Burbank (California) alle illustrazioni nate al California Institute of The Arts, dai costumi di scena (Edward Mani di Forbice, Il mistero di Sleepy Hollow e Batman Returns) ai pupazzi di Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere. L’enorme selezione di oggetti d’arte ed oggetti di scena proviene direttamente dalla collezione privata del regista e da quella dei suoi numerosi collaboratori altrimenti i cinici Cupido dalle frecce acuminate, calderoni neri, ragazze blu, bambini ostrica, strane creature notturne, rami secchi e mulini a vento, disegni, schizzi, polaroid giganti e i progetti mai realizzati sarebbero ancora sepolti in soffitta visto che neppure il regista se ne ricordava più. Artista, illustratore, scrittore e immenso sognatore, maestro capace di animare gli incubi e di tessere con dolcezza recondite paure, Tim Burton è riuscitoa creare, mescolando diverse correnti artistiche un genere esclusivo, senza precedenti che ha influenzato un’intera generazione di giovani artisti, registi e perfino grafici.
Nel corso dei cinque mesi della mostra saranno proiettati i 14 film del cineasta perché come sostiene il curatore, Ron Magliozzi, non esiste un altro filmmaker vivente e di analogo talento, che abbia un archivio così prezioso dal punto di vita artistico. Vale la pena immergersi nel mondo onirico del genio californiano, per ammirare la realizzazione delle fiabe moderne con cui ha incantato e turbato ognuno di noi.


MaR°ann°na

venerdì 23 ottobre 2009

Illusioni ottiche "artistiche"

Tim Noble and Sue Webster sono un duo di artisti inglesi, tra i più elogiati della loro generazione, che lavora e vive insieme a Londra. Creano queste incredibili sculture d’ombra puntando una luce (quella delle lampadine delle vecchie insegne della metropolitana) contro un ammasso di oggetti di metallo e spazzatura, che raccolgono nelle strade della city.
L’ombra proiettata dalla forma, apparentemente priva di logica, dell’installazione ritrae soggetti completamente differenti, spesso autoritratti della coppia stessa, che evoca sogni romantici per trascendere lo squallore e la desolazione di alcune strade del Regno Unito, non ancora raggiunte dalla prosperità. In questa maniera la coppia di artisti lancia messaggi di denuncia contro il consumismo eccessivo e la caducità dell'uomo moderno.

MaR°ann°na



domenica 3 maggio 2009

Addio a Boal il creatore del Teatro degli Oppressi

Il famoso regista teatrale, drammaturgo e saggista brasiliano Augusto Boal, dopo una lunga malattia, è morto oggi, all’età di 78 anni, in ospedale a Rio de Janeiro. Gli storici del teatro lo ricorderanno per aver fondato, negli anni sessanta, il Teatro dell'oppresso (TdO), all’epoca ricopriva il ruolo di direttore del Teatro Arena di Saõ Paulo, prima di esiliarsi spontaneamente in Francia a causa del suo impegno politico negli anni della dittatura militare.
Il TdO usa il teatro per far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita. Basandosi su una precisa presa di posizione a favore degli "oppressi" (in particolare della cultura contadina) e, parallelamente a Paulo Freire, su un lavoro di coscientizzazione, questo metodo serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Dall'influenza del pensiero di Freire il TdO prende in prestito l'atteggiamento non indottrinante ma maieutico: non dà risposte ma pone domande e crea contesti utili per la ricerca collettiva di soluzioni. Pur toccando aspetti personali ed emotivi, il TdO non si pone come terapia, ma come strumento di "liberazione" collettiva che poggia sulla presa di coscienza autonoma delle persone, sullo "specchio multiplo dello sguardo degli altri". Un aspetto peculiare del TdO resta comunque il lavoro sul “corpo che pensa", ovvero una concezione dell'essere umano come globalità di corpo, mente ed emozione dove l'apprendimento/cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione. Per raggiungere questo obbiettivo, Boal elabora una serie di esercizi e giochi (teatro giornale, teatro forum, teatro immagine, teatro invisibile, il Flic-dans-la-tete “Poliziotto nella testa”) che, de-professionalizzano, a livelli diversi, il teatro e rompono la barriera attore-spettatore, in modo da sciogliere le "meccanizzazioni" del nostro corpo/mente/emozione, cristallizzate nella cosiddetta "maschera sociale. Fulcro del metodo sono l'analisi e la trasformazione, da parte del gruppo, delle situazioni oppressive, di disagio e conflittuali della vita quotidiana al fine di cercare soluzioni da mettere in pratica, seppure in uno scenario teatrale. L'ipotesi è che la "recita" di una soluzione possa stimolare ad agire anche nella vita quotidiana. Il conflitto viene così valorizzato perché permette all'oppresso di liberarsi dall'oppressione.

L'ultima tappa del TdO risale a quella del Teatro-Legislativo, esperienza inizialmente svolta a Rio de Janeiro dal 1993 al 1996 dove Boal, eletto deputato della Camera dei Vereadores - una sorta di consigliere comunale - per il Partito dos Trabalhadores, ha coordinato un progetto tramite cui gruppi sociali organizzati (donne, senza terra, disoccupati, etc.) potevano esprimere i loro bisogni col teatro, traducendoli poi in proposte di legge discusse alla Camera e viceversa. Lo stesso progetto venne usato, inoltre, per rafforzare con azioni del Teatro-Invisibile che mettevano in luce le inadempienze di leggi già presenti ma non rispettate, esperienza questa, nominata dallo stesso Boal "democrazia transitiva" perché in grado di connettere maggiormente il legiferare e le Istituzioni con i bisogni chiave dei cittadini organizzati, che venne proposta anche in diverse città europee. Oggi il TdO e' diffuso in tutto il mondo, con un centro storico a Rio (Centro do Teatro do Oprimido) e a Parigi (Centre du Theatre de l'Opprimè); e svariati gruppi e centri che hanno elaborato visioni particolari del metodo in diversi altri paesi dove svolgono attività formative. Negli anni Settanta il cantautore Chico Buarque, anche lui in esilio, compose la canzone in forma di lettera "Meu caro amigo" proprio in omaggio a Boal.